Il Piemonte non reintegri i medici no vax

Il governo Meloni interviene sul bollettino covid, sulle mascherine negli ospedali e sulla riammissione dei medici no vax. È molto grave che decisioni di questo genere vengano prese senza il confronto con le Regioni, le titolari delle politiche sanitarie. Presidenti di Regione e assessori alla sanità apprendono come noi queste scelte dai giornali, dopo essere stati in prima linea a far rispettare l’obbligo vaccinale.
È preoccupante privare dell’accesso ai dati sul contagio in modalità opendata i giornalisti e la comunità scientifica, così come lo è scaricare sulle aziende sanitarie la responsabilità di imporre norme di maggiore sicurezza nei reparti più delicati, come sostiene anche Ferro, presidente della società italiana di igiene.
Ma l’aspetto più inquietante è la reintegrazione in servizio dei medici novax. Non soltanto perché, come spesso capita nel nostro Paese, quelli che non rispettano le regole poi alla fine riescono sempre a cavarsela. E non solo perché esponiamo i medici novax e i loro pazienti a rischi maggiori legati al contagio.
Soprattutto perché riconosciamo il diritto a fare il medico anche a chi nega evidenze provate con metodo scientifico e convalidate dalla comunità scientifica internazionale. Non possiamo prevedere l’andamento di questa pandemia o l’insorgenza di altre e più gravi epidemie in futuro, ma possiamo applicare un principio di prudenza e difendere la coerenza dello Stato e delle sue scelte nel tempo.
Noi pensiamo sia necessario mettere un punto e in questo senso è fondamentale per noi sapere come si muoverà la nostra giunta regionale.
Cosa ne pensa la giunta Cirio della riammissione dei medici novax?
È pronto a intervenire per impedire questo errore palese nella nostra regione e a mettere in sicurezza ospedali e pazienti?
Noi siamo pronti a sostenere ogni iniziativa della giunta regionale in questo senso, anche di natura legislativa, con le procedure più veloci.
Non si tratta di rivendicare, rispetto a una scelta pericolosa, un principio di autonomia (che pure sarebbe ora di applicare e non solo di declamare) ma semplicemente di difendere le competenze che sono attribuite alla regione in materia sanitaria.